Fight Club – D.Fincher, 1999

Fight_Club_poster

Stressato e infelice, un anonimo impiegato (Edward Norton) comincia a frequentare gruppi d’ascolto per persone in difficoltà, fingendo di volta in volta di essere malato di cancro, alcolista, eccetera. Incontra una ragazza che fa il suo stesso gioco, Marla Singer (Helena Bonham Carter), poi un eccentrico venditore, Tyler Durden (Brad Pitt), con cui istituisce un circolo segreto (il Fight Club, appunto) in cui i membri si massacrano a mani nude.

Il Fight Club si diffonde a macchia d’olio e diventa il fulcro di un movimento sovversivo che mira a destabilizzare il potere costituito.

Commento (attenzione: può contenere spoiler)

Tratto dall’omonimo romanzo di Palahniuk, si presenta come un film d’azione e muove in realtà una feroce critica alla società dei consumi. Il protagonista, alienato e psicotico, è il paradigma del nuovo proletario, sfruttato dal sistema, anonimo nonostante gli sforzi di autodeterminazione e in preda a malattie nervose, e rappresenta idealmente il percorso psicologico dell’uomo moderno.

Tuttavia, la storia è inverosimile se si pensa che il film vorrebbe essere, innanzitutto, un ritratto della società contemporanea, seppur portata alle sue estreme conseguenze: gli sviluppi narrativi volgono nel finale verso la fantascienza, così come fantascientifico è il protagonista nei suoi propositi da capo-popolo, anche se Norton si conferma un ottimo interprete.

La critica al consumismo e all’alienazione dell’uomo contemporaneo sono approssimative, retoriche, superficiali, e le declinazioni grottesche che assumono in questa pellicola sono indizio di leggerezza, più che di nero sarcasmo. Se si pensa, sulla scia di tali premesse, a capolavori come Modern times (Chaplin 1936) e Dillinger è morto (Ferreri 1969)…

Nella mia modesta opinione, quel che c’è di buono nella pellicola lo si deve a Palahniuk e al suo romanzo. La trasposizione lascia a desiderare. Tuttavia, una scarsa memoria e probabilmente una scarsa cultura cinematografica hanno permesso a questa pellicola di appropriarsi indebitamente dello status di cult.

Pazienza.

★★☆☆☆

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