Nymphomaniac – L.Von Trier, 2014.

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Si conclude la “trilogia della depressione” dopo “Antichrist” (lutto) e “Melancholia” (abulia), “Nymphomaniac” esplora il cosmo della ninfomania, presentata come una dipendenza incontrollabile. L’espediente narrativo tipico di LVT risponde al modello psicoanalitico della talking cure, che qui si applica con Joe nel ruolo della paziente e l’anziano Seligman nel ruolo del terapista. L’anziano professore, privo di esperienza sessuale ma provvisto di una cultura vastissima, è la persona adatta per tradurre i muti, incomprensibili impulsi di Joe in parole, discorsi, teoremi. Simbolicamente è una dialettica tra anima e corpo, ragione e sentimento, destinata però allo scacco perché la distanza psicologica si traduce inevitabilmente in una spirale di violenza.

La pretesa esplicativa e didattica – tipica dei saggi – strangola la narrazione portandola avanti a sussulti, a spasmi. L’impressione è che il vasto apparato culturale che sorregge l’intreccio sia poco funzionale a svilupparlo e lesto nell’appesantirlo. In quattro ore LVT scatena un’erudizione debordante che spazia dalla pesca sportiva alla polifonia di Bach, da Boccaccio allo scisma di Michele Cerulario, dalla dendrologia norrena a Messalina. “Nymphomaniac” è un curioso ibrido fra documentario, pornografia e thriller, che solleva molti interrogativi senza mai affrontarli seriamente. Ben più eloquenti i temi della frigidità e della trasgressione nella società borghese in “Bella di giorno” (Bunuel), del legame fra sessualità e distruzione ne “L’impero dei sensi” (Oshima), dell’impatto di una sessualità paritaria in una società maschilista ne “L’harem” (Ferreri).

Lo sguardo di LVT è infatti intriso di una cupezza solipsistica – leggesi anche “sindrome di Calimero”. Il regista sembra troppo occupato a persuaderci che l’umanità è orribile e che la sessualità è intrinsecamente perversa e dolorosa, per accorgersi che tale visione della realtà è solamente una visione della realtà. Insomma, nonostante l’ampiezza e la complessità dei temi sollevati “Nymphomaniac”, restando in tema di “dialettica”, procede come un dialogo platonico, ovvero si fa le domande e si dà le risposte senza mai rinunciare a una prospettiva limitata: la stessa da cui parte.

★☆☆☆☆

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