Gosford Park – R.Altman, 2001

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1932. Sir William McCordle (Michael Gambon) organizza una battuta di caccia nella sua proprietà di Gosford Park. Nobili, borghesi, attori e servitori intrecciano un invisibile ordito di segreti e minacce che sfociano in un evento drammatico e misterioso.

Commento (attenzione: può contenere spoiler)

Gosford Park è un film corale in cui il cast numeroso (ben 26 interpreti) si muove come un unico organismo sotto la direzione illuminata di un Altman equilibrista. In principio lo spettatore è accolto da una prospettiva straniante e viene frastornato da una sequela di personaggi. Lo straniamento, antico stratagemma della letteratura naturalista, è accentuato da dialoghi e situazioni tendenti a un estremo realismo che nulla fanno per aiutare lo spettatore a districarsi nel garbuglio che si dipana lentamente sullo schermo. Ma alla fine il nodo gordiano viene sciolto; al termine della pellicola si possono indovinare sentimenti e aspirazioni di ogni personaggio, senza che venga meno la coesione narrativa.

L’ispirazione più evidente per questa pellicola è ovviamente La règle du jeu (Renoir 1939), da cui riprende non solo l’ambientazione ma anche la divisione apparentemente netta della fauna umana in due piani, servitù e padroni. Apparentemente, perché ciò che traspare è in realtà la sostanziale meschinità degli individui: servi e padroni condividono sentimenti di invidia, odio, ipocrisia, ma anche oscure ambizioni di potere. Nessuno è migliore di nessuno, e chi si salva lo fa per ingenuità. La vicenda del delitto e l’artificioso (fin troppo) movente sono infatti un pretesto per descrivere la nobiltà nella sua parabola discendente e la rampante morale borghese fondata sul dollaro che si fa strada in ogni ceto sociale e anche nelle arti (la figura del regista e del giovane attore).

Un’altra fonte preziosa per comprendere questo film è lo stesso Altman  carveriano di America oggi (1993); anche allora una selva di personaggi rappresentavano coralmente, con pacifico distacco, una società ingiudicabile perché sprovvista degli stessi valori morali che sono la condizione sine qua non di ogni giudizio etico. Forse allora Altman era stato più spregiudicato e incisivo, ma Gosford Park è sicuramente un film godibile per il grande equilibrio narrativo, lo humour caustico e la bravura degli interpreti.

★★★☆☆

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