Morte a Venezia – L.Visconti, 1971

 

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Il compositore Gustav von Aschenbach (Dirk Bogard) nel 1911 si reca a Venezia per riprendersi da una crisi cardiaca. La bellezza acerba del giovanissimo Tadzio (Björn Andrésen) lo rapisce, suscitando in lui sentimenti contrastanti di attrazione e vergogna.

Commento (attenzione: può contenere spoiler)

Ovviamente tratto dall’omonimo racconto di Thomas Mann, la ricostruzione di Visconti è come al solito puntuale, accurata. Accompagnata prevalentemente da Mahler, questa trasposizione accentua i toni elegiaci dell’opera così come le tematiche omosessuali senza però fraintendere o contaminare la fonte.

Lo stile di Mann, laconico e delicato, ben si sposa con la direzione di Visconti. Decandentismo e Romanticismo vi si fondono, evocando l’infatuazione proibita di un animo sensibile e ritroso, dedito alla ricerca di una bellezza ideale le cui qualità sembrano incarnarsi in Tadzio. La spiritualità esclude la carnalità, ed evoca al contrario le qualità eteree e impalpabili dell’immaginazione. E dei sentimenti inespressi che, come diceva Tarkovskij, sono i più grandi.

★★★☆☆

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