Film da galera: 5 grandi jail-movies

La filmografia carceraria abbonda, dividendosi sostanzialmente in due gruppi: il cinema ambientato in vere e proprie carceri, e quello che descrive campi di prigionia in tempo di guerra. Questa classifica ha cercato di rispettare entrambe le correnti, dando risalto alla profondità e al realismo della ricostruzione piuttosto che ai canoni hollywoodiani del cinema d’avventura eroico e fracassone. Inoltre, per comparire in questa classifica non basta che la prigionia compaia come semplice evento nell’orizzonte filmico: deve esserne il centro portante, la struttura essenziale su cui l’intera trama si sviluppa.

Buona lettura!

Fuga da Alcatraz – Don Siegel, 1979

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Ricostruzione abbastanza fedele della fuga di Frank Morris, prigioniero di Alcatraz che con la sua impresa segnò la fine dell’istituto penitenziario. Film crudo e onesto così come cruda è onesta è l’interpretazione di Clint Eastwood nei panni del protagonista. Alto grado di realismo e di coinvolgimento. Il direttore del penitenziario è il mitico Patrick McGoohan, protagonista della serie televisiva “Il Prigioniero”.

Furyo – Nagisa Oshima, 1983

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Ambientato in un campo di concentramento giapponese e sostenuto dalla splendida colonna sonora di R.Sakamoto, Furyo indaga l’amicizia, l’omosessualità, la guerra e la società giapponese incentrata sul duopolio onore/vergogna. Cast singolare e molto affiatato: i protagonisti sono il capitano Yonoi (lo stesso R.Sakamoto), il brutale sergente Hara (il grande regista Takeshi Kitano) e, dalla parte opposta della barricata, il colonnello Lawrence (Tom Conti) e il maggiore Celliers (David Bowie).

Il ponte sul fiume Kwai – David Lean, 1957

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Il celeberrimo capolavoro di David Lean nonostante il ritmo lento è invecchiato assai bene. Ambientato in un altro campo di guerra giapponese, è non solo uno dei più bei film sulla prigionia, ma uno dei migliori film di guerra mai girati. Indaga la violenza, la follia, la paura, l’alienazione, la moralità, l’obbedienza e la ribellione, il coraggio e l’incoscienza, l’amore e l’aridità, presentando la vicenda di numerosi personaggi, fra cui spiccano l’eroico Shears (William Holden) e l’incorruttibile colonnello Nicholson interpretato da un Alec Guinnes a dir poco stratosferico. Fantastica anche la marcetta militare che funge da colonna sonora, inquietante e inebriante al tempo stesso.

Il buco – Jacques Becker, 1960

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Ispirato ad un romanzo, a sua volta basato su una storia realmente accaduta a Jean Keraudy, presente nel film con un ruolo centrale. Il film narra in tono iper-realista la storia di cinque detenuti che organizzano un’evasione. Il buco, come molti altri film di Becker, è commovente per la distinzione fra morale criminale e criminalità immorale. Non a caso non è la rabbia di Manu a dominare il finale, ma la pietà di Darbant. Pellicola claustrofobica diretta con innegabile maestria nello spazio angusto di una cella.

Le ali della libertà – Frank Darabont, 1994

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Film che non ha bisogno di presentazioni. Tratto da un racconto carcerario di Stephen King e interpretato dall’ottimo Morgan Freeman, dal gelido Bob Gunton e da un eccellente Tim Robbins. Storia di un pervicace, irriducibile, appassionato amante della libertà, che utilizza strategia e ingegno, pressione e tempo per combattere la sua personale battaglia contro un destino beffardo. Nonostante i toni volutamente epici e una sceneggiatura costruita per stupire, il film è un mix perfetto di registri drammatici e comici, momenti di inerzia, di sorpresa, colmo di dialoghi e scene memorabili. Forse meno riflessivo di altri, ma con un grande impatto emotivo.

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