Il Settimo Sigillo – I.Bergman, 1957

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Il cavaliere Antonius Block (Max von Sydow), accompagnato dal fido scudiero Jons (Gunnar Bjornstrand), torna in patria dopo aver combattuto le Crociate. Incontra la Morte (Bengt Ekerot) e con lei si giocherà la vita in una partita a scacchi itinerante, passando per lande martoriate dalla peste, dal fanatismo e da una cieca violenza.

Commento (attenzione spoiler)

Il Settimo Sigillo si regge sulla più tradizionale delle opposizioni: quella fra l’anelito spirituale intriso di cupa fatalità (il cavaliere) e un edonismo sensista che, diffidando delle astrazioni, cerca il vero e il buono nella concretezza del mondo quotidiano (lo scudiero). Tale polarità riecheggia nella costruzione del film, che intreccia registri comici e toni tragici, opponendo brutalità, ferocia e ingiustizia ad altri valori terreni come carità, compassione, amore, speranza (di cui la compagnia teatrale è inconsapevole messaggera).

Le poche certezze di cui l’essere umano dispone sono, come Block suggerisce, “il silenzio del crepuscolo, il profumo delle fragole, la ciotola del latte, i vostri volti su cui discende la sera, Mikael che dorme sul carro, Jof e la sua lira… cercherò di ricordarmi quello che abbiamo detto e porterò con me questo ricordo delicatamente, come se fosse una coppa di latte appena munto che non si vuol versare. E sarà per me un conforto, qualcosa in cui credere”.

Ma di certezza ve n’è un’altra: la morte, ritratta nelle leggende, danzante, nelle chiese. La morte con cui Block si confronta nel vano tentativo di riscattare non la propria esistenza, ma quella del genere umano, dal silenzio assordante di un Dio che non si rivela, e forse non esiste, poiché ignora il grido dell’umanità che anela a qualcosa di più nobile della ciotola di latte fresco o delle fragole appena colte, simboli bergmaniani di giovinezza e voluttà.

Il titolo è allora proprio un richiamo all’Apocalisse, a quel “silenzio che si fece in cielo” non appena l’agnello aprì l’ultimo sigillo, il settimo, in attesa del Giudizio Universale che porterà, secondo la Rivelazione, la Giustizia definitiva ed eterna sulla Terra, insieme alla sua distruzione.

Nondimeno è quel terribile silenzio a costituire un enigma per Block, un enigma ancora più oscuro e minaccioso della Morte che egli non teme. E come in (quasi) tutti i film di Bergman, tale enigma è destinato a rimanere irrisolto, giacché non sapremo se dietro al silenzio è nascosto Dio o la sua antitesi, il Nulla.

Con varie ispirazioni pittoriche e uno stile ibrido che potremmo definire un realismo espressionistico, “Il settimo sigillo” è un’opera magnifica che con stile unico indaga il mistero dell’essere umano, i suoi desideri e le sue paure. Girato in poco più di un mese.

★★★★★

 

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