La pianista – M.Haneke, 2001

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La quarantenne Erika Kohut (Isabelle Huppert) insegna pianoforte a Vienna e vive ancora con la madre. I suoi unici passatempi sono le serate musicali nelle case dell’alta borghesia viennese e le perversioni sessuali a cui dà sfogo saltuariamente, che includono voyeurismo e sadomasochismo. Un suo alunno decide di sedurla.

Commento (attenzione: può contenere spoiler)

Haneke si conferma un regista analitico, che utilizza la telecamera come un microscopio diretto sulle invisibili violenze che popolano, come virus, la società contemporanea. L’ambientazione viennese ben raffigura una società gelida e opprimente, le cui convenzioni sociali rigide nutrono il sadismo e la sociopatia.

Il soggetto è interessante, l’interpretazione della Huppert notevole, eppure permane la sensazione di aver assistito a una messinscena artificiosa, costruita appositamente per scioccare. La regia compita si abbandona nel finale a una conclusione un po’ troppo barocca. Colonna sonora forbita (Beethoven, Schubert) ma non troppo ricercata.

★★☆☆☆

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