Possession – A.Zulawski, 1981

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Isabelle Adjani e Sam Neill in uno dei loro frequenti litigi, dissenati e sanguinolenti.

Presentato da più parti come un cult del genere horror, fra i preferiti di David Lynch, Possession è un film di difficile visione, se non altro per i dialoghi farneticanti, la recitazione volutamente enfatica e caricaturale, la trama balzellante e implausibile, per non parlare delle frequenti scene ove violenza e oscenità si alternano con macabro e surreale umorismo. Una pellicola che (intenzionalmente) spinge per tutta la sua durata sul pedale dell’acceleratore. In questo senso marcatamente etimologico, Possession è un film monotono, a una sola tonalità, ovvero presenta una “stucchevole uniformità sia nell’espressione sia nel discorso”.

Fatta la doverosa premessa, questa vocazione al fanatismo estetico non è tuttavia esente da pregi, che tenterò di elencare dopo un breve sunto dell’intreccio: ebbene, Mark (Sam Neill) e Anna (Isabelle Adjani) sono una coppia in crisi e tale crisi si acuisce quando lei si scopre incinta.

Mark si reca dunque da Heinrich, l’amante, prima di scoprire che il parto di Anna ha prodotto un mostruoso polipo antropomorfo con tendenze assassine. La trama, già abbastanza camp, evita il deragliamento nel comico involontario grazie appunto alla materializzazione di incubi virulenti sotto forma di scene geniali nella loro inquietante assurdità. Celeberrimo il delirio di Isabelle Adjani in metropolitana, strepitoso l’omicidio nella toilette, memorabile il piano di Sam Neill che urla in motocicletta prima di una rovinosa caduta.

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Grandi scene con pochi mezzi: un’attrice, una galleria, una borsa della spesa colma di latte e uova.

Ma l’elemento forse più intrigante è lo sdoppiamento di ogni personaggio in più personalità, trucco narrativo ampiamente ripreso da Lynch stesso (Lost Highways; Mulholland Drive). Il timido e sessualmente introverso Mark è bilanciato dall’estroso Heinrich, maniaco esibizionista; la “posseduta” e misteriosa Anna dal suo doppio (sempre interpretata da Isabelle Adjani), la ingenua e pura maestra elementare Helen; infine, il polipo antropomorfo diviene sotto ogni aspetto un doppelganger malefico di Mark dopo aver consumato un rapporto sessuale con la madre in forma di umanoide tentacolare, annunciando un finale apocalittico.

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Erotismo horror.

Inoltre, pregevole la cura degli ambienti. Girato nella desolante periferia berlinese, il film è invaso da luci fredde dominate da toni di blu e quasi svuotato da presenze umane, salvo per la chiassosa brutalità della polizia, che non può non evocare le atmosfere ansiogene e opprimenti delle dittature (Mark lavorava probabilmente come spia).

Cos’è, dunque, questo film? Un’inchiesta sulla natura del male e sul rapporto fra sessualità, violenza e follia; un ritratto angosciante del totalitarismo; una critica radicale dell’ipocrisia borghese sublimata nell’ideale del candore familiare; una dichiarazione allarmata dell’intrinseca, irriducibile doppiezza dell’essere umano.

Consigliato ai maniaci del filone horror-psicologico (PsychoRepulsionL’inquilino del Terzo Piano), ai maniaci di Lynch e ai maniaci in generale.

★★★★☆

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