Cronocidio: ritratto di un disvalore estetico nella società accelerata

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Una donna entra in TAC con il cellulare.

Nella società accelerata, l’avvento delle tecnologie digitali ha alterato la dimensione del tempo percepito (Gonidis e Sharma 2015). La diffusione degli schermi favorisce la proliferazione di testi, immagini, musiche, giochi, filmati, contenuti che si prestano a un consumo smodato e insaziabile. Lo zapping, le maratone youtube, il browsing compulsivo, il social surfing, pratiche consolidate nella comunità web, condividono una struttura del tempo percepito basata sullo schema breve/breve (Rosa 2015). Saltando di link in link, il tempo dell’esperienza accelera fino ad azzerarsi; il tempo dell’esperienza dunque è breve. Al termine della sessione, malgrado l’eventuale intensità degli stimoli psicologici ed emotivi, non sapremmo ricostruire l’esatta cronologia delle nostre visite, né rievocare con esattezza il vissuto esperienzale; anche il tempo del ricordo dunque è breve. A questa particolare configurazione del tempo percepito do il nome “cronocidio.”

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Il neologismo non è gratuito, perché va idealmente a definire non soltanto un preciso tipo di percezione temporale, ma anche un’esperienza estetica caratterizzata da estrema volatilità e de-sensualizzazione del vissuto. Prendiamo il caso di un viaggio in treno: il viaggiatore sprovvisto di schermo si concentrerà di volta in volta sul paesaggio, sul suono delle rotaie, sull’odore di caffè, sul profumo di una bella donna che passa in vagone, sulla superficie gelida del vetro, sulla carta zigrinata del biglietto, e in assenza di stimoli esterni significativi si rivolgerà alla memoria e all’immaginazione per evocare ricordi, riflessioni, progetti, inquietudini. Invece il viaggiatore provvisto di schermo erigerà un secondo schermo fra sé e il mondo, riversando la propria attenzione sui contenuti digitali, che più che contenuti sono contenitori nei quali la coscienza viene gradualmente diluita. Al termine di una sessione di voyeurismo social o di browsing delle notizie di calciomercato ci si risveglia storditi, come da un incubo. Riemergono d’acchito gli stimoli esterni dopo una momentanea mutilazione sensoriale. E il tempo? Ucciso, annichilito. La frase idiomatica “ammazzare il tempo” non è più sinonimo di divertimento o distrazione, assume una valenza letterale: il tempo perde peso, consistenza, sensualità, odore, colore.

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L’articolo completo su Le Parole e le Cose.

The Assassin e lo stile qinglu 青綠

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I cavalieri, le montagne, il verde, il blu. 

Sopra, un’immagine tratta dallo wuxia “The Assassin” (Hou Hsiao-hsien, 2015); sotto, una copia Ming del dipinto di Qiu Ying che ritrae il viaggio dell’imperatore nella provincia dello Sichuan.

Non stupisce che il regista si sia ispirato alla tradizione pittorica cinese per la realizzazione del film, la cui estetica mesmerizzante sfrutta vividi contrasti cromatici e luminosi nel tentativo di esprimere i conflitti quiescenti in un contesto di calma apparente.

Nello stile qinglu 青綠 (“blu-verde”) si trova espresso, come in gran parte della pittura shanshui 山水 (“paesaggio”), il contrasto tra cicli naturali e disegni umani. I primi, indifferenti ai secondi, li sussumono in un più ampio contesto, nel quale diluiscono,  rivelandosi contingenti e arbitrari rispetto alla maestosità del cosmo.

A Yinniang, assassina incaricata di uccidere il cugino, non resta che scegliere tra giustizia sociale e armonia interiore, incarnando una volta di più il conflitto amletico tra ruolo e indole, responsabilità e desiderio.

★★★★☆

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L’imperatore Minghuang viaggia tra le gole dello Sichuan. Il dipinto è parte di un rotolo molto più grande, inchiostro su seta, probabile 17° secolo.

Immagini a confronto: Fellini e Hou Hsiao-hsien

La giustapposizione fra queste due immagini fa emergere con chiarezza i rispettivi paradigmi culturali.

8½, F. Fellini

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“Eminenza, non sono felice.” “Chi le ha detto che si viene al mondo per essere felici?”

L’inquadratura descrive l’incontro di Guido con il cardinale. Il forte contrasto tra la figura immacolata del prelato avvolta da vapori eterei e i fanghi neri in primo piano che precipitano grevi al suolo rende con immediata chiarezza il turbamento religioso del protagonista, invischiato nel magma delle passioni terrene. La parola chiave è trascendenza, ovvero lo slancio oltre l’effimera realtà sensibile verso il regno spirituale, incorruttibile ed eterno.

The Assassin, Hou Hsiao-hsien

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Yinniang torna al monastero in cui è cresciuta.

L’incontro dell’assassina Yinniang con la padrona, la monaca daoista Jiaxin. Il contrasto tra le estensioni materiche degli elementi in primo piano (mattoni, rocce, rami, tegole, scalini) e i colli boscosi sullo sfondo, immersi in una quieta caligine, sembra ricondurre forme e vuoto nell’alveo comune dell’impermanenza (無常 wuchang). Non vi è una configurazione gerarchica come nell’immagine precedente, dove la figura del cardinale, illuminata e mediana, sembra sul punto di ascendere. Piuttosto, la dichiarazione che cicli naturali e opere umane sono ugualmente soggette allo scorrere del tempo.