Hard Eight – P.T.Anderson, 1996

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In questo ruolo P.B. Hall ricorda, e non poco, E.G. Robinson (più sotto).

Il misterioso Sidney (Philip Baker Hall), vecchio squalo del tavolo da gioco, insegna all’ingenuo John (John C. Reilly) come guadagnarsi da vivere bazzicando nei casinò. Da mentore a padre, il passo è breve.

Commento

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Robinson in un altro celebre film sul gioco d’azzardo, Cincinnati Kid.

Hard Eight sfrutta le atmosfere e i topoi narrativi tipici del genere noir (un protagonista carismatico, un passato oscuro, una donna bella e dannata, debiti di gioco, omicidi), affidando la chiave di volta a un colpo di scena che spariglia le carte verso la fine. Ai due ottimi interpreti sopracitati, si aggiungono le altrettanto buone interpretazioni della bella (Gwyneth Paltrow) e del bruto (Samuel L. Jackson) di turno. Menzione particolare per Baker Hall, che evocando lo spettro del grande Edward G. Robinson si esibisce forse nella prova migliore dell’intera carriera. La regia, misurata e distinta come il protagonista, si macchia di eccessiva deferenza.

 

★★☆☆☆

 

Ballata macabra – D.Curtis, 1976

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La famiglia Rolf (I coniugi Rolf sono Oliver Reed e Karen Black, il figlio è Lee Montgomery e la parte di zia Elizabeth spetta alla mitica Bette Davis) affitta per l’estate una splendida villa neo-classica nella campagna californiana. I padroni di casa, i fratelli Allardyce, pongono un’unica condizione alla famiglia: continuare ad occuparsi della madre anziana, che vive nell’attico.

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Commento

Ballata macabra è un horror psicologico che si regge su una struttura molto semplice: introdurre una famiglia in una casa e osservare come essa si disgreghi sotto l’influenza nociva di una misteriosa minaccia soprannaturale. Al misterioso male che corrode i personaggi dall’esterno si aggiungono gli inconfessabili problemi che affliggono il nucleo familiare, celati sotto lo schermo confortante del conformismo alto-borghese: sopiti istinti di violenza e dominio, avversione sessuale, menzogna.

Curtis utilizza sapientemente luci e colori secondo gli stilemi del genere, creando scene di sicuro impatto con pochi e sobri accorgimenti. Poteva esplorare più a fondo il crinale della traumatologia psicologica negli ambienti familiari, così come poteva imprimere maggior ritmo ad una storia che, come una foglia, finisce per cadere più o meno dove ci si aspetta che cada.

Rimane comunque un buon horror, un soggetto intrigante per gli amanti del genere. Senza dubbio ispirò The Shining (1980), che lo ricorda non soltanto per l’ambientazione, ma anche per l’inquietante senso labirintico di ineluttabile circolarità che opprime ed intrappola i personaggi.

★★★☆☆

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