Il Paziente Inglese – A.Minghella, 1996

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Pienza, verso la fine della Seconda Guerra Mondiale. L’infermiera canadese Hana (Juliette Binoche) si stabilisce in un monastero abbandonato, sottraendosi agli orrori della guerra per accudire quel che resta del conte ungherese Làzslo Almàsy (Ralph Fiennes), un coraggioso aviatore rimasto sfigurato dopo un incidente.

Gli ultimi orrori della guerra scandiscono gli ultimi respiri del paziente, che decide di raccontare la sua storia.

Commento

Un moderno kolossal di gusto romantico che parte da un ottimo soggetto divenuto però, sotto la direzione di Minghella, un pastiche enfatico e prolisso con toni da melodramma lirico. Pregevole la fotografia, confusa e sconnessa la sceneggiatura che indugia fra digressioni superflue e caratterizzazioni psicologiche piuttosto grossolane.

 

★★☆☆☆

Roma città aperta – R. Rossellini, 1945

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Non ha certo bisogno di presentazioni.

Originariamente concepito come un documentario su don Morosini, sacerdote realmente esistito e che fu vittima dei nazisti, RCA si avvale della straordinaria interpretazione di Aldo Fabrizi e Anna Magnani, e si configura come una rappresentazione corale del dramma di un popolo sottomesso e umiliato da un nemico violento.

Nonostante una certa retorica tendente a un’epica populista, il film si pone come incisivo spartiacque nella modernità del cinema italiano: da una parte partecipando con tono enfatico a una richiesta di impegno ideologico e dall’altra, da un punto di vista artistico, quasi fondando una corrente espressiva che prenderà il nome di “Neorealismo”, e che diverrà poi, insieme ad altri generi, tipicamente rappresentativa del cinema nostrano.

Perfetto equilibrio fra l’esigenza di mantenere un’accurata coscienza storica e la disinvoltura della narrazione.

★★★★★