Capire il Nichilismo attraverso un film: Deserto Rosso

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Il termine nichilismo è sempre più frequentemente usato a sproposito per descrivere insensati atti di violenza, umorismo caustico o atteggiamenti sregolati, i quali sono piuttosto l’effetto del nichilismo. Se dovessi spiegare il nichilismo in poche parole, direi che è in qualche modo legato al nulla, come l’etimologia (nihil) suggerisce.

Direi inoltre che questo “nulla” dev’esser inteso come mancanza, ovvero come percezione dell’assenza di una serie di convinzioni e di valori che sono crollati poichè la società (o un individuo) non ci crede più. Il nichilismo è dunque da intendersi come percezione di un vuoto che era precedentemente occupato da un pantheon di valori o convinzioni che si sono rivelati vuoti, o inconsistenti.

Il nichilismo è una condizione tipica delle prospere società occidentali, per due ragioni: perchè esse sono tradizionalmente inclini a stabilire determinate verità, siano esse religiose, morale o scientifiche, e ad assistere al loro conseguente inevitabile crollo; e perchè esse sono storicamente associabili a una posizione di benessere economico.

Per cui, se dovessi individuare un film nichilista, sarebbe un film occidentale, in cui viene rappresentata una condizione di benessere e, allo stesso tempo, di imprecisato disagio: difatti “si ha paura di qualcosa, si ha angoscia di nulla”. Il film sarebbe dunque Deserto Rosso di Michelangelo Antonioni, in cui lo spaesamento della protagonista evoca nello spettatore un’altrettanto imprecisata sensazione di malessere, tanto più profonda quanto più ne sfugge la causa.