American History X – T.Kaye, 1998

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Periferia urbana USA. Il neo-nazista Derek Vyniard (Edward Norton), prossimo alla scarcerazione, vuole impedire che il giovane fratello Danny segua il suo esempio.

Commento

Tema principale è, ovviamente, l’odio razziale. Il film oscilla fra un’attitudine documentaristica, accurata nel descrivere la complessa e violenta realtà sociale dei quartieri multietnici, a una debordante tendenza al melodramma, purtroppo amplificata da alcune soluzioni tecniche infelici (slow-motion e cori drammatici in alcune scene topiche).

La narrazione difetta anche in termini di equilibrio: alcune parti eccessivamente lunghe, altre vertiginosamente brevi, e a farne le spese è la caratterizzazione psicologica dei personaggi. Questo andamento frammentario e didascalico, unito a un’estetica particolarmente cruda, ma efficace, è forse dovuta al fatto che Kaye, il regista, è un pubblicitario di successo.

Un peccato, perché il film sarebbe ricco di pregi: l’interpretazione di Norton, il ritmo coinvolgente, il coraggio di affrontare un tema importante ma trito in maniera disincantata.

★★☆☆☆

 

“Birdman” (A. Iñárritu) in tre sequenze; un breve commento. Di RC

Ego

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Lo specchio è un elemento ricorrente nel film, specialmente quando è il protagonista (M. Keaton) a dialogare con altri personaggi. Questa sequenza in particolare, il dialogo con Naomi Watts, presenta un’interessante soluzione estetica: invece di scegliere un normale campo-controcampo, o un piano esteso, il regista inquadra entrambi i personaggi, mettendo N.Watts a destra, e M.Keaton a sinistra ma all’interno dello specchio, per indicare che la comunicazione è filtrata da quell’elemento che riflette qualcosa di autentico dell’ego del personaggio, ma allo stesso tempo rappresenta una barriera che respinge ogni tentativo di contatto. La personalità di Riggan Thomson è dunque nascosta, non solo agli altri, ma anche a lui stesso, da quella particolare superficie che, pur riflettendo fedelmente la nostra immagine, costituisce una sorta di schermo verso ogni indagine che voglia oltrepassare la superficie stessa.

Fama

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In ‘Birdman’ i concetti di fama e amore sono strettamente legati. Come la moglie del protagonista lo redarguisce, lui è solito confondere “fama e ammirazione”. Non pago della celebrità che ha raggiunto interpretando blockbuster scadenti ma di grande popolarità, Riggan Thomson desidera che il destinatario dell’affetto del pubblico sia non più il personaggio da lui interpretato, ovvero Birdman, ma lui stesso, ovvero Thomson. In questa sequenza si percepisce però il dramma dell’artista (o dell’attore) che cerca empatia (e affetto) tramite l’arte, e invece trova fama (e dunque, in un certo senso, un affetto insincero) tramite la mera esibizione di sè, scevra del proprio talento.

Amore

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Come già accennato, amore che spesso è confuso con l’ammirazione, la fama, la celebrità. Non è un caso che il film si apra con una citazione di Carver:

“And did you get what you wanted from this life, even so?

I did.

And what did you want?

To call myself beloved, to feel myself beloved on the earth”.

Il finale ci lascia incerti: l’incidente sul palco è stato forse letale, e gli eventi che si verificano successivamente non sono che le speranze mai realizzate del protagonista, ovvero la riappacificazione con la moglie, con la figlia, l’adorazione del pubblico e il plauso della critica, nonché l’emancipazione dal passato ingombrante di celebrità incapace di qualsiasi profondità artistica.

Oppure, se siamo meno pessimisti, possiamo pensare che tali eventi si siano effettivamente verificati. E che la scena finale in cui la figlia, aperta la finestra, alza gli occhi al cielo e vede (presumibilmente) il padre volare, significhi che anche dopo l’incidente il protagonista non rinuncia ai propri sogni, al proprio incommensurabile bisogno d’amore, ma che allo stesso tempo sia divenuto finalmente capace di conciliare le proprie aspirazioni professionali ed artistiche con gli affetti familiari.

Tutto è relativo

A un certo punto del film padre e figlia si ritrovano ancora una volta uno di fronte all’altra, e lei equipara la storia dell’Universo a un rotolo di carta igienica, e la storia del genere umano a un misero quadratino di quel rotolo. Il padre, sovrappensiero, ci si pulisce il viso.

Forse è quello uno dei punti più significativi del film, quando si afferma, narrativamente e visivamente, l’insignificante misura dei drammi e delle speranze del genere umano.

E, per contrasto, la statura immensa che può raggiungere un ego, per cui drammi e speranze che non lo riguardino possono valere tanto poco quanto carta da toeletta.