[69] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Quella che ha luogo in The Neon Demon è quasi una narrazione cromatica, che si articola per mezzo dei colori e attraverso le loro reciproche conversioni e opposizioni. Da una parte il bianco dello shooting e del casting, spazio incolore in cui il corpo di Jesse si staglia come un idolo, ammaliando prima il fotografo e poi lo stilista. Poi, a luci spente, il corpo pallido e virginale di Jesse diventa per il fotografo un materiale alchemico da trasformare in oro, elemento che più di ogni altro “ha un senso ascensionale, sacralizzazione del corpo profano, ed è il metallo legato alla trasformazione e alla duttilità, si sparge, si polverizza, si liquefà, evoca la luce che non è, gli astri che non possiamo toccare.”[1]


[1] Alessia Astorri, recensione online su Gli Spietati, 12 gennaio 2016.

[68] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

L’estetica neonista ha una vocazione fortemente contrastiva, incastona colori violenti, vivaci fluorescenze in coni d’ombra, paesaggi notturni. Rispetto alla visualità cupa e vermiglia di Solo Dio perdona (curata da Larry Smith), la cinematografa Natasha Braier si avvale di una palette molto più varia e luminosa, ma non per questo meno straniante.

Come e più che in opere precedenti, i titoli di testa non assolvono una mera funzione formale ma sono pienamente integrati nel testo filmico, arrivando a relazionarsi con la diegesi in un rapporto di prossimità estetica e prefigurazione simbolica.

[67] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Un’influenza illustre su The Neon Demon è ovviamente Suspiria (Dario Argento, 1977). Non solo cromie lisergiche virate al blu e al rosso, ma il bianco, il nero, l’oro e l’argento, cifre sfavillanti dell’equazione che definisce il mercato della bellezza, un matriarcato pervaso da poteri occulti di cui l’uomo può diventare testimone, medium, patrocinatore, ma mai possessore. Il potere, quello autentico, è in mano alle donne.

[66] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Robert Zemeckis aveva già esposto il legame grottesco tra necrofilia e cosmesi in una commedia horror esilarante (La morte ti fa bella, 1992).

La differenza tra la bellezza radiosa, naturale di Jesse e quella sintetica delle altre è la stessa che intercorre tra il sole e il fanale di un’auto. L’accanimento con cui NWR dispone i corpi delle modelle in pose statiche, austere, li fa assomigliare a manichini (come già in Drive, e poi in Too Old To Die Young), tradendo un’ennesima influenza cinefila, quel Maniac (William Lustig, 1980) in cui il serial killer Frank Zito (Joe Spinell) arreda manichini con gli scalpi delle sue vittime (sotto).

[65] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

The Neon Demon nasce dal rovesciamento dell’archetipo fiabesco che riunisce virtù verginale, purezza e innocenza: la protagonista Jesse “è come una Dorothy perversa venuta a incontrare il mago, ma lei stessa è il veleno che condurrà il mago alla follia, perché lei possiede ciò che tutti desiderano e lo sa.”[1]


[1] Jason Ward, “The Neon Demon: An interview with Nicolas Winding Refn” in Oh Magazine, 31 ottobre 2016.

[64] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Winding Refn dirige questo spot nel 2012, anni prima di The Neon Demon, eppure sembra già racchiuderne le tematiche e le suggestioni. Una metropoli, una donna, un percorso iniziatico, uno shooting, una visione, una trasformazione. Il tutto immerso in un baluginio di ori, glitter, specchi e neon.

[63] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Chang evoca un’altra epifania cinefila, anch’essa platealmente ispirata alla Morte di Ekerot, ovvero il serial killer Anton Chigurh (Javier Bardem) di Non è un paese per vecchi (Joel e Ethan Coen, 2007). Anche Non è un paese per vecchi, come molti film dei Coen, tratta del problema del senso e della fede in relazione all’esistenza, ma l’ottica è quella di un nichilismo universale, il vuoto che occupa il posto dei valori tradizionali, dell’orizzonte di senso (ormai perduto) che ha dominato gli ultimi due millenni.

[62] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Osservando il profilo austero di Chang, glabro e nerovestito, è difficile non pensare alla Morte (Bengt Ekerot) de Il settimo sigillo (Ingmar Bergman, 1957), altrettanto quieta e inesorabile. Anche ne Il settimo sigillo il confronto tra la Morte e il Cavaliere si risolve attraverso un duello, giocato sull’altare bianco e nero degli scacchi.

[61] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Winding Refn è riuscito nel suo intento, girare un film “incentrato su un personaggio demascolinizzato, che regredisce fino a tornare nel ventre di sua madre.” Ci torna attraverso le mani, ovvero le sue appendici libidinali. La mutilazione finale non è da considerare un castigo quanto piuttosto un dono articolato nei due feticci principali dell’opera, spada e mani virili. In una via eminentemente Lacaniana, la preclusione al godimento della madre, fondata dall’istanza paterna, sancisce un accordo fra legge (del padre) e desiderio (del figlio), che potrà finalmente inverarsi nell’amore per Mai, nel tempo infinito del fuoricampo che si estende oltre la fine della storia.

[60] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

È grazie al duello con Chang che Julian può infine relazionarsi alla madre Crystal attraverso una scelta – la disobbedienza – che marca al contempo la sua rinascita come soggetto morale autonomo e la fine di Crystal e del suo regno del terrore. Il tenente Chang, arrivato in hotel, uccide Crystal piantandole una lama in gola. Il décor austero e simmetrico pone ancora la donna al centro della scena, come ai piedi di una grande croce.