10 film migliori del 2025 e 4 spunti per il cinema del 2026 (e oltre)

La mia top 10 del 2025

  • 1. Cerrar los ojos (Victor Erice)
  • 2. Pomeriggi di solitudine (Albert Serra)
  • 3. Una battaglia dopo l’altra (Paul Thomas Anderson)
  • 4. The Girl with the Needle (Magnus Von Horn)
  • 5. Nosferatu (Robert Eggers)
  • 6. Cloud (Kiyoshi Kurosawa)
  • 7. Un semplice incidente (Jafar Panahi)
  • 8. The Ugly Stepsister (Emilie Blichfeldt)
  • 9. The Shrouds – Segreti sepolti (David Cronenberg)
  • 10. No Other Land (Rachel Szor, Basel Adra, Hamdan Ballal, Yuval Abraham)

Il primo spunto riguarda la fioritura del cinema spagnolo, che in questi ultimi anni si sta esprimendo su livelli di eccellenza, sia con autori ormai classici (Erice è ottantenne) che emergenti o affermati (Sorogoyen, Serra).

Il secondo spunto riguarda il genere horror, che nella mia classifica personale occupa 4/5 posti (a seconda di come si valuta Cloud, se thriller o horror psicologico). Si tratta di un horror non-classico, ibridato, talvolta post-classico e manierato (Nosferatu, The Girl with the Needle), altre volte intrecciato con stilemi fiabeschi (The Ugly Stepsister) o preoccupazioni di carattere socio-politico (The Shrouds, Cloud).

Il terzo spunto riguarda la forza politica di un cinema vieppiù engagé. Tranne Erice ed Eggers, tutti gli altri film riflettono su aspetti politici e conflitti del nostro tempo, tra rivoluzione digitale, analogica, finanza senza regole, repressione della donna e ovviamente Palestina (No Other Land). Si aggiungono a questi titoli l’ottimo A House of Dynamite di Kathryn Bigelow e i deludenti Il seme del fico sacro (Mohammad Rasoulof), una pubblicità progresso di 2 ore e mezza, Eddington (Ari Aster), un pastiche pasticciato, e la delusione dell’anno, The Brutalist di Brady Corbet, un film sbilanciato, artefatto, grossolano e sionista – suggerisco la visione contigua a No Other Land.

Quarto spunto sul cinema italiano, rilanciato da autori giovani o esordienti come Tortorici (Diciannove), Sossai (Le città di pianura) e Michieletto (Primavera), che sembra improntato sempre più a una periferizzazione che lo porta lontano da CineCittà, verso un’elegia/eulogia di provincia, dei dialetti, dei regionalismi, in questo caso tra Siena, Veneto e Venezia, seguendo un solco già tracciato da altri autori come i D’Innocenzo, Samani, Delpero…

Quattro spunti, quattro tendenze che potremmo aspettarci continuino nei prossimi anni.

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