[93] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Dicksee, Lo specchio (1896) e The Neon Demon.

Questo simbolismo, che diluisce nella leggerezza del mito la pesantezza del colore, delle forme, di corpi, superfici e gesti, si offre provocatorio allo sguardo con la grazia sfrontata e grossolana di una nudità imprevista, esibita, anche inopportuna. I toni, oltre che i soggetti, sono gli stessi del simbolismo pittorico (branca del Decadentismo). Possiamo divertirci a contare fili rossi tra le immagini #byNWR e la mitologia sensuale e lasciva di Waterhouse; l’eclettismo provocatorio di Rops; l’unione di lusso e decadenza, con Alma-Tadema; di potere e bellezza, con Dicksee; le figure statuarie e sgargianti di Bussière.

Sotto, Too Old To Die Young

Soprattutto in Too Old To Die Young, le figure sono illuminate da due fonti di luce contrapposte con cromie complementari. L’effetto ricorda le splendide illustrazioni dell’obliato Gaston Bussière, qui a fianco il suo Abbraccio nella luce della sera. Il colore assume una pregnanza materica che sembra schiacciare e dilaniare le figure, tenute faticosamente al centro della scena da una misteriosa forza centripeta che in Bussière è passione romantica, e in Winding Refn pare piuttosto coincidere con le conflittualità irrisolte che pulsano magmaticamente nelle profondità dell’inconscio.

Talvolta l’ispirazione è tanto palese da far pensare a un omaggio, come in questa inquadratura di The Neon Demon in cui Ruby si sdraia, nuda, sulla tomba della ragazza che ha appena ucciso. Le forze di Eros e Tanato si trovano qui mirabilmente sintetizzate in un quadro che unisce sensualità e orrore, anelito spirituale e complessità terrestre, come nel meraviglioso Ophelia di Millais. L’immagine dei seni nudi adagiati sul terriccio caldo nel mezzo di un roseto in fiore ha un afflato quasi nerudiano, in cui la donna figura “liscia, minima, terrestre, rotonda, trasparente”. Winding Refn la circonda di spine, di cacti, sfumando i bordi dell’inquadratura in un bokeh onirico, brumoso.

Sopra, di John Everett Millais, Ophelia (1852), figura romantica per eccellenza, personaggio shakespeariano che si lascia affogare, sopraffatta dalla disperazione