Crocevia della Morte – Coen Bros, 1990

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Ambientato in un’anonima città statunitense nell’era del proibizionismo, CdM combina due romanzi di quel periodo* e confeziona una trama gravida di echi e atmosfere di un cinema antico, il noir hollywoodiano degli anni ’40 e ’50.

Tom (Gabriel Byrne), “consigliere” del boss irlandese Leo (Albert Finney), si trova coinvolto in una torbida relazione con Verna (Marcia Gay Harden), legata però a Leo ma col solo interesse di proteggere il fratello Bernie (John Turturro), un astuto mascalzone che il boss italiano Caspar (Jon Polito) vorrebbe freddare senza il consenso di Leo.

Date le premesse, il logico sviluppo è ovviamente un fitto intreccio di doppigiochi e omicidi, un’escalation allo stesso tempo tragica e farsesca che raggiunge il culmine nelle due memorabili scene del bosco, le tremende passeggiate a Miller’s Crossing (il nome del crocevia, nonché il titolo originale dell’opera).

Una chicca per chi ama i tratti distintivi del cinema coeniano: humor nero, parodie colte, improbabili colpi di scena. E Turturro.

★★★☆☆

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*Red HarvestThe Glass Key, entrambi da D. Hammett. Furono di ispirazione anche per Yojimbo di Kurosawa, di cui Leone girò il remake Per un pugno di dollari.

Barton Fink – Coen Bros, 1991

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Giovane commediografo ebreo di successo si trasferisce da New York a Hollywood in cerca di un successo più grande. Il suddetto, nome Barton Fink (John Turturro), prende dimora in uno hotel fatiscente e fa amicizia con Charlie Meadows (John Goodman), invadente vicino di camera.

In preda ad una crisi creativa e pressato dal produttore, chiede aiuto a uno scrittore alcolizzato. Ma una serie di eventi assurdi lo porterà a fare i conti con l’unica cosa che, nonostante le sue convinzioni, ha sistematicamente fuggito nella sua professione: la realtà.

Commento

Palma d’oro a Cannes, Barton Fink denuncia lo scarto fra il mondo dell’artista e l’artista nel mondo. È forse una critica dell’egocentrismo spietato degli artisti, forse una critica dei processi di massificazione dell’arte (in particolare, la produzione hollywoodiana), forse una denuncia di quanto l’arte sia diventata impotente di fronte al dolore e alla violenza, forse tutto questo insieme.

Piccola pietra miliare del genere grottesco. La trama salta di palo in frasca senza mai lasciarsi cogliere. Non si può fare a meno di lasciare questo film con una leggera sensazione di malessere. I Coen sono abili nel disegnare in pochi tratti personaggi indimenticabili, interpretati da attori eccellenti: Turturro, Goodman, Polito, Lerner e Buscemi.

★★★☆☆