[9] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Il gioco cinefilo contagia in Bleeder la totalità del linguaggio filmico nelle sue componenti atomiche, a cominciare dai titoli di testa, poi la luce, l’onomastica (Leo-Lea-Lenny-Louis-Louise), la colonna sonora e ovviamente l’enfasi sul colore (a compensare il daltonismo di Winding Refn).

Come nota Leonardi nel suo pezzo per il dossier monografico di Nocturno,

“Ogni personaggio è segnato da una particolare fotografia che lo inserisce in un contesto luministico differente: per l’asociale e malinconico Lenny, commesso di videoteca, è una scala di grigi e penombre; per la donna che ama, la silenziosa Lea, il blu e spiragli di luce bianca; per l’aggressivo operaio Leo, il rosso e l’abisso cupo del nero; per sua moglie Louise, il giallo e i pastelli che colorano le sue speranze acerbe.”

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