The Irishman – M. Scorsese, 2019

the_irishman_-_publicity_still_-_h_2019_.jpg

Pacino in un ruolo alla Pacino, De Niro in un ruolo alla De Niro. Un film che è filmografia dentro la filmografia, rimando intra-testuale alla meta-testualità, arguta contraffazione (il de-aging) storica e storico-filmica.

Va bene, è il capitolo che chiude la tetralogia mafiosa, ma per come ritrae la provvisorietà della gloria e il cocente senso di sconfitta che il tempo inocula in ogni impresa umana, il primo accostamento che viene alla mente è “Toro scatenato”. “The Irishman” ripercorre l’infiltrazione della malavita nelle unioni sindacali americane, ma senza il tono concitato e rampante di “Mean Streets”, “Goodfellas” e “Casinò”.  Con passo calmo e inesorabile, Scorsese inscena una parata funebre in cui figurano tutti gli spettri del suo cinema, un epos testamentario che si chiude (anzi, si socchiude) su una porta aperta.

pesci

Ha interrotto il proprio ritiro dalle scene (1999) per recitare in “The Irishman” con De Niro e Pacino. Non è una gara, ma per me li batte entrambi. Interpretazione splendida, articolata, impeccabile, raggiunta per “sottrazione”.

Nemmeno in “L’ultima tentazione di Cristo” e “Silence” echeggiava così nitidamente il grido di Qohelet. Ma la vanità delle imprese umane non viene riscattata dalla resurrezione o da un pentimento tardivo (la telefonata). La realtà, l’unica realtà, è fatta di penombre felpate e lampade dimmerabili, di corpi pesanti sempre più fragili, di ricordi sempre più sbiaditi, di silenzi sempre più inutili. “The Irishman” è la storia che si specchia nel tempo, e riconosce la labilità del proprio riflesso.

★★★★★

Scarface – B.de Palma, 1983

Scarface_(1983)

Tony Montana (Al Pacino) è un giovane esule cubano che prova a farsi strada negli Stati Uniti a suon di violenza. Da delinquente di quartiere compie una rapida ascesa che lo porterà ai vertici del traffico internazionale di stupefacenti e a flirtare con la donna (Michelle Pfeiffer) del boss (Robert Loggia).

Nel frattempo coltiva un ambiguo rapporto con la sorella Gina (Mary Elizabeth Mastrantonio) e il migliore amico Manny (Steven Bauer).

Commento (attenzione: può contenere spoiler)

Scarface, remake dell’antico capolavoro di H.Hawks, è la storia di un’ascesa vertiginosa e di una caduta fragorosa. La tesi principale è che l’equilibrio sociale costruito sul crimine può essere sostenuto soltanto da una spirale di violenza che deve essere continuamente rinnovata, verso la quale il minimo cedimento può portare a essere risucchiato dallo stesso gorgo che si è contribuito a creare.

Fa difetto la rozza caratura psicologica dei personaggi, che agiscono come marionette agitate da impulsi unidirezionali. Altri temi potenzialmente interessanti, come il rapporto con Gina o con Manny o con Elvira, rimangono tronchi, abbozzati. Ne viene fuori un film prolisso, crudo e sboccato. Se lo spettatore non si stancherà prima, verrà senz’altro esasperato dal finale fracassone, sintesi visiva dei peggiori vizi hollywoodiani.

Incontra, nonostante tutto ciò, grandi favori da parte della critica e del grande pubblico, presso il quale si è guadagnato lo status di cult. Forse a causa della pur grande interpretazione di Al Pacino, forse a causa di una certa (fascinosa e perversa) voglia di emulazione.

★★☆☆☆