[21] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Sopra, Fear X. Sotto, Ramon Casas, Au Moulin de la Galette, 1892.

L’eccesso, l’inclinazione a meravigliare, l’utilizzo di colori accesi, la perizia compositiva di illuminazione, scenografia e più in generale del profilmico, l’ostentazione di tematiche scabrose e figure soprannaturali, sono tutti elementi che hanno spinto parte della critica ad associare Winding Refn con quel filone contemporaneo che include Gaspar Noé, Leos Carax, Luca Guadagnino, Darren Aronofsky et alia, per i quali la critica ha spesso evocato il termine “barocco” o “neo-barocco.”

In realtà, a partire da Fear X la poetica refniana comincia quel processo di rarefazione del movimento, di iconizzazione dell’immagine che ne annuncia la maturità, allontanandosi però dall’afflato dinamico e vitalistico che marca il Barocco secentesco (e dunque le sue ipotetiche derivazioni cinematografiche) per approssimarsi a un’altra corrente artistica: il Decadentismo.

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