[22] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Fear X. Il simulacro di una storia coerente si disgrega davanti al voyeurismo ossessivo di Cain, allo stesso modo in cui la coerenza della storia di Cain si disgrega davanti al voyeurismo dello spettatore. La comprensione del film richiede infatti un’operazione analitica di visione, revisione, messa in pausa, accelerazione, decelerazione ed estrapolazione dei frame, in maniera non dissimile da quanto eseguito dallo stesso Cain.

[21] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Sopra, Fear X. Sotto, Ramon Casas, Au Moulin de la Galette, 1892.

L’eccesso, l’inclinazione a meravigliare, l’utilizzo di colori accesi, la perizia compositiva di illuminazione, scenografia e più in generale del profilmico, l’ostentazione di tematiche scabrose e figure soprannaturali, sono tutti elementi che hanno spinto parte della critica ad associare Winding Refn con quel filone contemporaneo che include Gaspar Noé, Leos Carax, Luca Guadagnino, Darren Aronofsky et alia, per i quali la critica ha spesso evocato il termine “barocco” o “neo-barocco.”

In realtà, a partire da Fear X la poetica refniana comincia quel processo di rarefazione del movimento, di iconizzazione dell’immagine che ne annuncia la maturità, allontanandosi però dall’afflato dinamico e vitalistico che marca il Barocco secentesco (e dunque le sue ipotetiche derivazioni cinematografiche) per approssimarsi a un’altra corrente artistica: il Decadentismo.

[20] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Sopra, Shining. Sotto, Fear X.

Fear X. Se Harry è un Orfeo in cerca della sua Euridice, possiamo anche pensarlo intrappolato tra questi due mondi, un aspetto suggerito dalla stessa simmetria ricorrente e della figura dell’ascensore, usata e abusata nel genere horror.

[19] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Winding Refn affida alla mobilitazione patemica del colore l’espressione dell’inesprimibile, di ciò che la stessa psiche di Harry, penetrata da scanditi primi piani sulla nuca di Turturro, non è in grado di articolare in maniera discorsiva ma solo metaforica, metonimica. Mentre il fade to black è una momentanea palingenesi, la sincronia che chiude e apre un ciclo temporale, il fade to red, molto utilizzato anche in Bleeder, assegna all’efflorescenza cromatica un portato di senso.

[18] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Sotto, Fear X. Sopra, Twin Peaks: Fuoco, cammina con me.

In Fear X, l’influenza di Lynch traspare nella dovizia di velluti, paralumi, abbattiluce, in quella stessa algida frontiera montana che è l’ambientazione dominante di Twin Peaks (1990-1; 2017). Due registi appassionati dall’archetipo del doppio, pionieri nell’esplorazione del confine sottile e impercettibile che separa due mondi, due dimensioni complementari del tempo e dell’esistere.

[17] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Per Fear X, Brian Eno non ha composto una colonna sonora ma piuttosto una maceria sonora; non melodie ma ronzii, disturbanze, dissonanze, brusii, rintocchi sintetici che risuonano in una soundscape frastornata da una tempesta di interferenze, a mimare su piano visuale i fiocchi di neve o i fiocchi di pixel che disturbano l’immagine. Un’estetica che insiste sulla concordanza paranoide tra i vari “effetti speciali” del linguaggio cinematografico, la cui sigla in inglese è proprio “FX.”

[16] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

John Turturro in Fear X, immerso in un amniotico filtro rosso.

Il feticcio dell’immagine, del riflesso, della fotografia, del VHS (supporto significativamente già obsoleto nel 2003, anno di uscita del film), opera come un cancello sbarrato verso l’implicita domanda di apertura verso il mondo.

La configurazione narrativa di Fear X corrisponde esattamente al delirio psicotico: “c’è chi resta incatenato tutta la vita alla magia seduttiva dello specchio, c’è chi non esce più dal suo regno incantato e malefico. Questo imprigionamento può oscillare dal normale narcisismo sino alla paranoia” (Recalcati 2018, 21).

[15] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Le cromie nere e rosse, le persistenti e speculari simmetrie, alludono a una dimensione onirica in cui la coscienza si specchia nelle proprie illusioni.

Fear X (2003): Harry sviluppa una relazione feticista con i simulacri catturati dalle telecamere di sorveglianza, nel tentativo di risolvere un caso di omicidio che probabilmente ha compiuto lui stesso.

A indicarlo sono vari elementi, come il movente suggerito dai poliziotti (un tradimento) e il footage nei titoli di coda in cui l’omicidio, compiuto nei pressi del centro commerciale, avviene in circostanze diverse rispetto a quelle mostrate durante il racconto.

Così si spiega anche l’eccentrico finale, in cui i poliziotti scortano Cain all’aperto e lo osservano fare a brandelli le fotografie. A disgregarsi non sono soltanto le immagini, ma soprattutto il riflesso narcisista con cui Cain ha offuscato la coscienza del proprio crimine.

[14] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Lo spettatore, come il protagonista, deve interrogare i frames in un estenuante processo di estrapolazione e interpretazione, compresi i titoli di coda.

Fear X tende al recupero, sulla scia di una tradizione inaugurata da Michelangelo Antonioni (Blow-Up, 1966), di una registrazione della realtà intesa non meramente come atto di neutra archiviazione dei fatti, ma piuttosto, in una prospettiva nietzschiana e postmoderna, come processo inevitabilmente demiurgico di creazione e manipolazione della realtà. Emulando in particolare Strade perdute (David Lynch, 1997), il delirio orfico del protagonista disassembla la realtà, ricostruendola in un alfabeto simbolico governato da regole di sostituzione metaforiche e metonimiche.

[13] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Il film si apre con uno sguardo che s’infila tra una cortina di tende rosse, anticipando alcuni dei motivi ricorrenti: il voyeurismo, l’occultamento, il colore rosso, la simmetria.

Con un tono compassato e contemplativo che si distanzia dai film precedenti, Fear X racconta le indagini di una guardia giurata paranoica, Harry Cain (John Turturro), in cerca dell’omicida della moglie. Harry non si limita a piangerla: intraprende a partire dalle immagini, attraverso le immagini, una quête impossibile alla ricerca della moglie, come se il brusio indistinguibile dei simulacri (in inglese l’anagramma “ear f-x” suona come “ear effects”) potesse in qualche modo riportare in vita Claire, come la melodia orfica che riportò alla vita Euridice.