[62] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Osservando il profilo austero di Chang, glabro e nerovestito, è difficile non pensare alla Morte (Bengt Ekerot) de Il settimo sigillo (Ingmar Bergman, 1957), altrettanto quieta e inesorabile. Anche ne Il settimo sigillo il confronto tra la Morte e il Cavaliere si risolve attraverso un duello, giocato sull’altare bianco e nero degli scacchi.

[61] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Winding Refn è riuscito nel suo intento, girare un film “incentrato su un personaggio demascolinizzato, che regredisce fino a tornare nel ventre di sua madre.” Ci torna attraverso le mani, ovvero le sue appendici libidinali. La mutilazione finale non è da considerare un castigo quanto piuttosto un dono articolato nei due feticci principali dell’opera, spada e mani virili. In una via eminentemente Lacaniana, la preclusione al godimento della madre, fondata dall’istanza paterna, sancisce un accordo fra legge (del padre) e desiderio (del figlio), che potrà finalmente inverarsi nell’amore per Mai, nel tempo infinito del fuoricampo che si estende oltre la fine della storia.

[60] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

È grazie al duello con Chang che Julian può infine relazionarsi alla madre Crystal attraverso una scelta – la disobbedienza – che marca al contempo la sua rinascita come soggetto morale autonomo e la fine di Crystal e del suo regno del terrore. Il tenente Chang, arrivato in hotel, uccide Crystal piantandole una lama in gola. Il décor austero e simmetrico pone ancora la donna al centro della scena, come ai piedi di una grande croce.

[59] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

I duellanti, Ridley Scott, 1977

In Solo Dio perdona, l’azione si snoda attraverso una serie di duelli. Molto significativo, se analizzato sotto una prospettiva semiotica, ciò che il duello ha significato e continua a significare nella cultura occidentale. Nell’epica greca la guerra non è fatta di armate, ma di singoli duelli. Roma nasce da un duello. Dalla tarda romanità fino al primo Novecento, il duello funge da strumento giuridico per la risoluzione dei conflitti (e il risanamento dell’onore). Il fascino del duello non è svanito con l’avvento della società civile, come dimostrano pellicole mainstream amatissime come Duel (Steven Spielberg, 1971), I duellanti (Ridley Scott, 1977), ma anche la saga di Star Wars (1977-1983) e soprattutto Barry Lyndon (Stanley Kubrick, 1975).

[58] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Come ne Il mostro è in tavola… Barone Frankenstein, anche in Solo Dio perdona l’orrore e la violenza sono cristallizzati in immagini archetipiche, irretiti in insistenti simmetrie, ma pronti a deflagrare all’improvviso in sequenze marcate da forti efflorescenze sonore e cromatiche.

[57] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Il duello ha luogo nella rossa penombra della palestra, sotto alla gigantografia di un drago. Chang e Julian guadagnano il centro dell’arena, mentre i poliziotti e Mai stanno a guardare. Il confronto è introdotto da una dialettica di campo/controcampo giocata su carrellate circolari (mdp ruota intorno a Chang) e panoramiche circolari (mdp ruota sul proprio asse). Forte di una palette tonale dai colori sintetici, la traccia di Cliff Martinez esprime nel giogo incessante delle ripetizioni armoniche la circolarità del fato, che attira a sé con il moto spaventoso e irresistibile di una vertigine.

[56] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

Solo Dio perdona. Il personaggio di Crystal assomiglia a una Fedra impazzita e sanguinaria. Centrale in quasi ogni scena, domina la città dall’alto della terrazza, della camera d’hotel, muovendo le pedine della sua vendetta. Il dominio della scena la espone però a un’avvolgente, oppressiva simmetria che la schiaccia costantemente al centro dell’immagine.

[55] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

In Solo Dio perdona, la cifra estrema della cinematografia di Larry Smith segue Julian in corridoi rutilanti che alternano tenebre intense e cromie accese virate sul rosso e sull’oro. Il corridoio è per antonomasia uno spazio liminale, uterino, che marca il passaggio tra due mondi (NWR cita tra le influenze Il gabinetto del dottor Caligari, Robert Wiene 1920), tra i poli che catalizzano le emozioni di Julian per la madre: amore e odio, attrazione sessuale e repulsione, desiderio e colpa.

[54] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

In alto Drive, in basso Solo Dio perdona

Nei cosmi disegnati da Winding Refn convivono modernità e arcaismi. Grattacieli, neon e autostrade si alternano a deserti, baracche di legno, periferie desolate e dismesse.

[53] Nicolas Winding Refn. La vertigine del fato

Estratti e riferimenti dal mio prossimo volume (in uscita per Falsopiano nel 2022).

NWR spiega la genesi di Solo Dio perdona con “l’idea di una figura mitologica a Bangkok, un classico sceriffo, come se stessi girando un Western, dove ci sono persone che creano problemi in città e lo sceriffo deve riportare l’ordine.”[1] Va da sé che piuttosto che un Western, Solo Dio perdona è un “Eastern,” nel senso che vi confluiscono in egual misura stilemi di genere e fascinazioni esotiche. Girato quasi interamente in interni e di notte, Solo Dio perdona mostra una Bangkok arcana, traboccante di nascondigli e vicoli, pronti a trasformarsi in altrettante arene per duelli mistici o cruenti contrappassi.


[1] Brandon Harris, “Bangkok Dangerous: Nicolas Winding Refn on Only God Forgives” in Filmmaker Magazine, 19 luglio 2013.